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Il Futsal Monza secondo Battaia: "Grandi motivazioni e tanta perseveranza"

 20/12/2016 Letto 855 volte

Categoria:    Serie B
Autore:    Redazione
Società:    FUTSAL MONZA





A pochi giorni dalla conferma ufficiale, ecco la prima intervista ad Alessio Battaia, nuovo allenatore del Futsal Monza, erede di Luca Giampaolo nel prossimo campionato cadetto.

 

Ciao Alessio, per questa stagione hai deciso di abbracciare il progetto del Futsal Monza. Come è stato lasciare la tua società dopo tanti anni?
"Io devo tutto alla Domus Bresso, in particolare al presidente Marco Gulizia che ha sempre creduto in me; questo io non lo dimentico mai. In passato, quando ho scelto di fare un’esperienza nel futsal estero (Australia, ndr), ho lasciato la società mosso dal desiderio di cambiamento; oggi al contrario mi sento pronto per a ermarmi nel mio ambiente. Adoro questo sport e fare l’allenatore soddisfa il mio desiderio di crescita. Ogni sport di squadra è un grande simulatore della vita, mette alla prova i limiti individuali e lo spirito collettivo, così come le nostre paure. Infatti attraverso un’esperienza del genere possiamo trasformare e migliorare noi stessi".

 

In tanti anni di questo sport hai conosciuto molti allenatori. Quali sono quelli da cui hai imparato di più?
"Per me esistono quattro categorie di allenatori: quello che sa tanto e fa tanto; quello che sa tanto e fa poco; quello che sa poco e fa poco; e il peggiore, che sa poco e fa tanto. Credo di averli incontrati tutti e di aver imparato qualcosa da ognuno. I peggiori allenatori mi hanno fatto sofrire come giocatore, ma dato tantissimo come allenatore. A volte per risolvere un problema mi avvicino alla soluzione pensando a cosa sicuramente non dovrò fare. In generale penso che il migliore maestro che ho avuto sia stata la pratica di gioco. Da bambino passavo ore da solo in cortile a palleggiare fino a che alle gare di fine anno ho vinto e sono stato chiamato in una società professionistica. Detto questo, io ammiro molto alcuni allenatori: Gil Marques, Alberto Ferri, Diego Podda, Lino Gomes, Alessio Musti, Thiago Polido, Venancio Lopez. Per quanto siano tutti diversi, mi piace molto il loro stile e quello che mi trasmettono. Sono persone che rendono migliori gli altri".

 

Oltre che in Italia, tu ti sei rapportato con questo sport anche all’estero. Come è stata la tua esperienza nel futsal in Australia?
"E' stata la stagione più dura della mia carriera, ma ho fatto tesoro di molte lezioni di vita; una di questa è vivere come gli insetti. Ho sempre pensato di essere di mentalità aperta, ma poi alla fine ci si ritrova sempre ad accettare quello che è diverso da noi. Mi sono sentito solo per molto tempo fino a quando ho accettato il fatto che adeguarsi alla realtà era l’unica strada possibile per sopravvivere anche se questo voleva dire cambiare il mio modo di pensare, di comportarmi e quindi di essere. Pensavo: se perdo una partita ce ne sarà subito un’altra, ma se perdo i miei principi allora perdo tutto ciò che sono”. Dovevo rimettermi in gioco da zero e provare a ottenere nuove conquiste. Solo allora quella che doveva essere una semplice avventura è diventata un’esperienza di vita. La lezione è: adeguati alla realtà, non è la realtà che si adegua a te, come gli insetti con la loro metamorfosi e capacità di adattamento sono arrivati a essere un quintilione. Adeguati alla prossima squadra che allenerai o in cui giocherai, altrimenti sei destinato a fallire".

 

Quali sono i tuoi obiettivi per il prossimo anno?
Il primo obiettivo è la crescita. Cerco di migliorarmi sempre, la mia filosofia è: diventa così bravo che nessuno potrà ignorarti. Per fare questo ci vuole alla base una grande motivazione e tanta perseveranza. Questa è la differenza tra il campione e il semplice talento. Il talento senza impegno è solo divertimento. Credo che ci abbia insegnato di più willy il coyote che beep beep; lui non mollava mai".

 

Ti stai approcciando a una nuova realtà e a un nuovo gruppo; cosa reputi necessario debba avere la tua squadra e quale impronta vorrai darle?
"Per me è molto importante far passare questo messaggio: bisogna saper vincere, devo fare il possibile per vincere, ma rispettando le regole; e bisogna saper perdere, devo imparare ad accettare la sconfitta. A volte si impara di più perdendo con un avversario forte che vincendo con uno debole. Saper perdere significa imparare a non dare la colpa agli altri e non trovare alibi esterni come ad esempio l’arbitraggio. Accettare i propri limiti non significa dire non valgo, bensì io valgo comunque. L’anno prossimo dirò ai miei ragazzi che prima di scegliere un modo di giocare dobbiamo scegliere un modo di vivere. Ci tenevo infine a ringraziare Marco Gulizia e Alberto Ferri per aver creduto in me e la società Futsal Monza per questa opportunità".

 

Paola De Biasi




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