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Torres, la sfida di Valenti: "Mi rimetto in gioco. Che rimpianto la Champions!"

 17/10/2017 Letto 145 volte

Categoria:    Femminile
Autore:    Ufficio Stampa
Società:    TORRES





E’ una dei nuovi acquisti stagionali, una calciatrice con un glorioso passato nella Torres di calcio a 11 che si è rimessa in gioco in questa avventura stimolante e totalmente nuova: stiamo parlando di Valentina Valenti, classe ’83, originaria di Bergamo ma sassarese nel cuore, tornata a calcare i campi da gioco seppur si tratti del futsal. Scopriamola insieme nell’intervista a tutto tondo che ripercorre le tappe calcistiche della nostra numero 8.

Ciao Valentina, a che età hai iniziato a giocare e che cosa ti ha portato a nutrire questa passione per il calcio?
”Ho cominciato a giocare per strada con mio cugino, un po’ come tutti. A 6 anni andai in una scuola calcio ma durai poco a causa dei punti di vista contrastanti all’interno della famiglia. A 10 anni ho iniziato a fare atletica sino ai 13, quando intrapresi nuovamente il percorso calcistico direttamente a livello femminile e nella fattispecie con lo Stintino. La stessa squadra si è poi trasferita a Porto Torres (nome Pro Turris) e nel 2001 sono sbarcata alla Torres, dove rimasi sino al 2010. Dopo quell’anno smisi perché avevo raggiunto i miei obiettivi sportivi e volevo avere una famiglia, è stata una questione di priorità".

Ci racconti più nel dettaglio le esperienze con le prime squadre?
”Al primo anno con lo Stintino disputammo un campionato Endas, lo vincemmo e andammo fuori, fu una bella soddisfazione per me che avevo appena 13 anni. Allora non potevo saperlo ma certamente quell’esperienza fu il preludio delle mia futura carriera. Un anno dopo facemmo il FIGC e fu un’altra bella esperienza perché mi permise di affacciarmi verso il calcio che conta, ossia la Torres e la Serie A. A 17 anni ho esordito nella massima serie con la Torres degli anni d’oro e la mia crescita calcistica è passata sotto la gestione tecnica di Tore Arca e di alcune calciatrici di livello come Rita Guarino, Gioia Masia, Monica Placchi, Daniela Tavalazzi ecc. Quando arrivai alla Torres fu Angel Parejo a prendermi sottobraccio per cercare di insegnarmi il più possibile il ruolo dell’attaccante; ricordo anche la determinazione e le motivazioni di Damiana Deiana che mi ha sempre esortata a non mollare mai, che prima o poi sarebbe arrivato il mio momento e che avrei avuto i miei spazi e le mie soddisfazioni. Difatti, ho iniziato ad avere più spazio intorno ai 19 anni perché la squadra era veramente forte e farsi largo era davvero difficile. Le giovanissime come me militavamo soprattutto nel campionato regionale, almeno inizialmente; iniziai a giocare in determinati campi dove cominciai ad avere una visione diversa della partita a livello globale: parlo soprattutto dell’atteggiamento, della concentrazione, dell’impatto sul campo, un insieme di cose che stavano cominciando a farmi diventare una calciatrice a tutti gli effetti. Accumulata una certa esperienza, facendomi spazio anche in virtù del ricambio generazionale, cominciai a giocare da titolare e a togliermi le vere soddisfazioni: ricordo le vittorie degli scudetti, delle coppe Italia, delle supercoppe, ma anche della Women’s Cup (competizione analoga alla Coppa Uefa maschile) e le presenze e le supersfide in Champions League, dove siamo arrivate sino ai quarti di finale. Vincere da protagonista è diverso piuttosto che farlo solamente con qualche presenza; ha un sapore diverso perché lo senti tuo, poiché sei consapevole che dalla prima partita sino all’ultima sai di aver dato tutto in campo. E’ sicuramente una soddisfazione maggiore perché lo senti proprio tuo. Ad un certo punto della mia carriera mi sono resa conto di essere arrivata un po’ al limite: ero ‘satura’ per tanti motivi, mi mancavano gli stimoli e non avevo la stessa grinta e la stessa voglia di prima. Inoltre, mi ero sposata ma avevo deciso di posticipare il mio ‘addio’ al calcio giocato per la Champions, obiettivo che non sono riuscita ad ottenere perché il livello, in Europa, è decisamente troppo più alto rispetto all’Italia".

Hai nominato due competizioni fantastiche: l’Italy Woman’s Cup e l’UEFA Woman’s Cup (Champions League). Puoi raccontarci nel dettaglio qualcosa di più?
”L’Italy Woman’s Cup, contrariamente al torneo maschile, si concentrava tutto in una nazione e si disputa in Italia. La formula era questa: si giocava in una settimana (massimo 10 giorni) in cui si sviluppavano qualificazioni, semifinale e finale. I gironi erano 4 e chi vinceva passava alla fase successiva. Il livello non era nemmeno paragonabile alla Champions League e la vincemmo per ben due volte nel 2004 e nel 2008. Nel 2004 l’edizione si disputò in Veneto, andammo in finale contro il Lada Tol’jatti (la squadra Russa più importante) e non fu affatto semplice: stavamo perdendo 2-0, riuscimmo a pareggiare 2-2 e vincemmo 6-5 ai rigori. Nel 2008 la competizione si svolse in Piemonte e vincemmo in finale contro una squadra italiana, il Fiammamonza. Sono state delle vittorie senza dubbio bellissime e soddisfacenti ma nulla a che vedere con la Coppa Campioni. La Torres è stata la prima squadra italiana a partecipare alla UEFA Women’s Cup e la prima edizione (stagione 2001- 2002) purtroppo la saltai perché la settimana prima della partenza della prima gara mi lesionai il collaterale del ginocchio. Per fortuna mi ripresi giusto in tempo per la convocazione della Nazionale under 21, nella quale militava anche la mia attuale compagna di squadra Caterina Uras. La seconda edizione fu nel 2004-2005 e disputammo la fase a gironi in Germania: incontrammo il Wrocław (squadra polacca), il Montpellier (squadra francese) e il Turbine Potsdam. Vincemmo le prime due e perdemmo soltanto con le tedesche, ciò non ci impedì di qualificarci per la fase successiva dove affrontammo l’Arsenal. All’andata a Sassari vincemmo 2-0, purtroppo nel ritorno a Londra perdemmo 4-1. La terza edizione che giocai fu nel 2009-2010: ci fu la fase di qualificazione dal 30 luglio al 4 agosto, io mi sposai a maggio in concomitanza con la conclusione del campionato e ricordo di essere tornata dal viaggio di nozze giusto in tempo per potermi allenare, così da poter stare al passo con le mie compagne durante tutta la preparazione. Le qualificazioni si disputarono in Slovenia contro Slovan Duslo Šaľa, Trabzonspor e lo ŽNK Krka. Vincemmo tutte le partite passando il girone a punteggio pieno e ai sedicesimi di finale affrontammo il Valur (squadra islandese): vincemmo 4-1 a Reykiavik e 2-1 a Sassari. Gli ottavi di finale li giocammo contro il Neulengbach (squadra austriaca) vincendo sia all’andata sia al ritorno per 4-1. Ai quarti incontrammo l’Olympique Lione: perdemmo 3-0 a Lyon e vincemmo 1-0 a Sassari, ciò non bastò per continuare il nostro percorso europeo. Sono state delle emozioni davvero molto intense e fortissime, peccato non essere riuscite a centrare quantomeno la finale".

Esperienza e carriera di tutto rispetto che per forza di cose dovrebbero essere piene di aneddoti e curiosità…
”In realtà l’unica nota di colore l’accennai proprio nella risposta precedente: per la Champions tornai immediatamente ad allenarmi appena rientrata dal viaggio di nozze! I livelli erano davvero troppo alti: anche iniziare la preparazione stessa necessitava di avere un po’ di allenamento prima di affrontarla nel migliore dei modi".

Che cosa ti mancherà del calcio?
”Sicuramente giocare sotto la pioggia, in un campo diverso, con le bullonate. Mi mancano i ‘tacchetti’ e giocare nel campo in erba, sicuramente molto diverso dalle palestre. E mi mancherà anche il contatto fisico, entrare in scivolata".

Che ruolo e che numero avevi a calcio?
”Avevo la numero 3 anche se a me è sempre piaciuto il 18 perché risale a Baggio (sorride, ndr). Il ruolo principale divenne esterno: basso o alto principalmente a destra, la fascia diventò il mio habitat naturale".

Prima ci hai accennato qualcosa riguardo alle nazionali.
”Ho partecipato ad un raduno dell’Under 20, eravamo a Coverciano e già il fatto di essere li è stata un’emozione molto forte che ti segna e te le vivi in maniera, diciamo, un po’ così: non te la godi appieno. Essendo timida e riservata non sono neanche riuscita ad esprimermi totalmente, ti trovi in un ambiente diverso ed è difficile essere te stessa con naturalezza".

Hai avuto modo di disputare delle manifestazioni anche con la Rappresentativa regionale?
”Si, partecipai a 2-3 Tornei delle regioni. Sono stati i primi campi ‘nazionali’, sono state delle belle esperienze. Inizi a confrontarti in una certa maniera con altre realtà importanti".

Com’è nata la possibilità di giocare per la Torres C5 e perché hai scelto di intraprendere l’avventura nel futsal?
”La maggior parte delle ragazze della squadra sono state mie vecchie compagne sia della juniores che della prima squadra. C’era un po’ la voglia di tornare a giocare e quest’estate Paola e Caterina hanno preso la palla al balzo, come si suol dire. Non ci è voluto molto per convincermi, il pensiero principale però è stato per i miei due bambini piccoli. Tuttavia, la mia famiglia mi ha supportata di fronte a questa scelta e devo ringraziarla tantissimo per avermi dato una grossa mano e per avermi spinta ancora una volta verso il mio ‘primo amore’. D’altronde, forse non sono ancora così ‘vecchia’ per tirare calci ad un pallone: mi piace avere sempre nuovi stimoli e nuove sfide da affrontare".

Come giudichi la preparazione estiva in una realtà totalmente nuova?
”Arrivando dal calcio a 11 la metodica dell’allenamento, degli spazi, dei tempi e dell’intensità sono assolutamente diversi e mi dovrò adattare e applicare costantemente. Grazie alla pazienza del mister e delle compagne che mi aiutano e mi spiegano questo nuovo mondo del calcio, spero di potermi ambientare il prima possibile".

Chi sono stati gli allenatori che hanno segnato il tuo cammino calcistico?
”Colui che è riuscito a tirar fuori il meglio di me, dandomi una mano a crescere calcisticamente, caratterialmente e dentro e fuori dal campo è Tore Arca, un tecnico preparato sia tatticamente che atleticamente".

Qual è stata la compagna più forte?
”Rita Guarino. Rimasi estasiata nell’ammirarla giocare e dalla serietà negli allenamenti. Quel pallone sempre perfetto fra i suoi piedi, sembrava incollato e da qualsiasi parte tirasse faceva sempre gol, una fuoriclasse del calcio".

L’avversaria?
”L’avversaria più forte è stata Melania Gabbiadini, che per giunta quest’anno incontrerò ancora una volta quando giocheremo contro la Noalese. Per me è la migliore giocatrice italiana degli ultimi anni, sia a livello fisico sia a livello tecnico. Le mie partite più belle son state contro di lei, una marcatura quasi a uomo perché se le lasciavi solo due centimetri si girava ed eri fregata. Accendeva il ‘motorino’ sulle sue gambe e se ne andava, è molto rapida. Affrontare lei e il Bardolino era uno stimolo in più, mi caricava molto".

L’idolo di gioventù o qualcuno a cui ti sei ispirata.
”Il mio idolo era e sarà sempre Roberto Baggio. Anche se nella mia carriera ‘mi sono trasferita’ in fascia, il numero 18 della mia maglia era ispirato naturalmente a lui. Su Baggio c’è tanto da dire sia come persona sia come giocatore, lo sappiamo tutti. Ricordo che da ragazzina giocavo con le sue figurine incollate sui parastinchi, come se mi aiutassero a giocare come lui (ride, ndr). Adesso mi vien da ridere ripensando a quanto fossi ‘pazza’ all’epoca".

Raccontaci qual è stata l’esperienza più significativa del tuo percorso calcistico.
”L’esperienza più significativa è stata senza dubbio la Champions 2009/2010, tutte le fasi di qualificazione da protagonista e poi i quarti giocati contro il Lione: il nome ti fa già venire la pelle d’oca, varcare quel campo dove giocava il Lione maschile ha tutto un altro sapore, quell’adrenalina mischiata all’ansia, entrare in campo e affrontare una delle migliori giocatrici del mondo come Lotta Schelin, una giocatrice fisicamente il doppio di me, con un passo dei suoi che erano due dei miei. Fu una cosa che non mi demoralizzò ma mi diede quella carica in più. Chi gioca a calcio sogna di disputare gare del genere ed affrontare giocatrici del genere. A me piacciono le sfide in primis con me stessa, e in quel momento per me era lei: questo mi caricava tantissimo".

Quali sono i tuoi obiettivi personali?
”Sicuramente fare del mio meglio mettendomi a disposizione per la squadra".

Nutri delle ambizioni o hai dei sogni per il futuro?
”Vincere qualcosa anche con la Torres C5 e tirar su il trofeo con la squadra e con i miei figli".

Concludiamo con una domanda ‘particolare’: i momenti memorabili della tua carriera.
”I momenti memorabili sono tanti: 4 campionati, 5 coppe Italia, 5 supercoppe, 2 Italy Women’s Cup e naturalmente aver disputato la Champions. Vincere la Coppa Italia 2007/ 2008 in casa, nel tuo stadio, contro il fortissimo Bardolino di Gabbiadini, sapendo di aver dato il massimo perché quella coppa te la sei meritata e giocata fino all’ultimo minuto, te la senti proprio tua. Il campionato 2011/2012 ha tutto un altro sapore: avevo ripreso dopo la nascita del mio primo figlio e festeggiarlo a fine campionato con lui in passeggino, mentre portava in mano un piccolo scudetto con il n°6, penso sia un’emozione unica e indescrivibile".


Stefano Migheli
Ufficio Stampa Torres Calcio a 5




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