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Lunardi, professione giocatore: "Imolese ambiziosa, la B una ferrea volontà"

 18/10/2017 Letto 115 volte

Categoria:    Serie C1
Autore:    Ufficio Stampa
Società:    IMOLESE





A cinque anni tocca la prima palla e, in un istante, viene stregato dal calcio a 5. Il Brasile o, più precisamente, Sananduva, sono la sua casa, ma, a ventidue anni, Tiago Lunardi, l''ice-man' (soprannome attribuitogli dai vecchi compagni) innamorato del calcio a 5, prende l'aereo per Italia.

LUNARDI STORY - Gioca in due squadre di Palermo, in B e A, quindi a Bisceglie, dove milita prima in A2, poi, a seguito della promozione, in A1. L'esperienza nel Napoli di A2 è l'ultima prima del rientro in Brasile. Resta in Sudamerica per otto anni, calcando l'ambito palco della Liga brasiliana. Nel 2016 il Catania di A2 lo richiama, cittadino italiano, di nuovo nella sua seconda casa, dove resterà un solo anno, fra la Sicilia e il Ciampino di A2. Eppure il verdeoro è destinato a sfumare ancora nel tricolore italiano, per virare verso i toni decisi del rosso e del blu: "Ho accettato di trasferirmi a Imola perchè mi ha convinto il progetto. L'Imolese è una società ben strutturata e in fermento, con un centro tecnico invidiabile e una ferrea volontà di fare il salto di categoria. Ho rifiutato altre proposte, perchè preferisco sperimentare una C1 con ambizioni di crescita che giocare in un'A2 con mire di sola salvezza." Un viaggio di migliaia di km, lasciando non solo la patria del calcio a 5, ma anche le categorie nazionali: un'inversione di marcia che non scompone il veterano dei campi da gioco. "In questi anni il livello del calcio a 5 in italia - afferma Lunardi - si è alzato e sono comparsi i primi settori giovanili, come quello dell'Imolese. Ho visto giocare i miei nuovi compagni: sono giovani e ancora frenetici e impulsivi, ma cercano di offrire un bel gioco, oltreché efficace. Se l'esperienza manca, c'è, invece, la qualità per salire di categoria. Io sarò uno di loro, mettendo a disposizione tutta la mia esperienza." Tiago è riservato, padrone delle emozioni al punto da sembrare 'freddo': un professionista che ha eletto il suo sport a disciplina di vita: "Non parlo molto, ma faccio il mio dovere. Sono un laterale che ama impostare il gioco, piuttosto che saltare l'uomo. Difficilmente perdo la testa e vivo in campo: finita la partita, si volta pagina e si lavora già per la successiva." Quando il futsal è vocazione.


Ufficio Stampa Imolese




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