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Il “Puma” intervistato speciale di C5L Radio: “Non lavo mai i parastinchi...”

 15/05/2013 Letto 1487 volte

Categoria:    Vari
Autore:    Matteo Santi
Società:    VARIE





RUBRICA – Stavolta è toccato ad una leggenda del futsal italiano. Gabriele “Puma” Caleca, si è sottoposto alle ormai famose 10 domande della nostra rubrica “l'intervistato speciale”.

Soprannome in campo?
Ovviamente, Puma.

Ti ritieni un tipo calmo o fumantino?
Assolutamente calmo.

Il giocatore più forte con cui hai giocato?
Scontato: Andrea Rubei, il più forte giocatore di tutti i tempi nel calcio a 5 italiano. Ancora adesso, con l'età che ha, fa la differenza.

Quale, invece, il più scarso di tutti?
Non me ne voglia, perchè siamo anche amici, ma Enzo Daniele era davvero scarso tecnicamente. Per sua fortuna aveva grandi doti fisiche.

L'allenatore che ti ha più ripreso?
Probabilmente Carlo Facchin in Nazionale. Abbiamo avuto un rapporto controverso: fu lui a farmi debuttare in Nazionale quando avevo solo 20 anni. Mi ha sempre convocato, ma con lui non ho mai giocato tanto: mi diceva che ero un po' troppo presuntuoso.

Riti scaramantici particolari?
In generale no. L'unica scaramanzia, che non è un un piacere per i miei compagni, è che non lavo mai i miei parastinchi. Negli anni, però, i miei compagni l'hanno imparato e negli spogliatoio venivano sempre con una molletta per il naso o con un vix vaporub sotto il naso.

Per cosa vieni/venivi preso in giro dai tuoi compagni di squadra?
Mi chiamavano “Il valvola”. Ad ogni ritiro andavo davanti alla televisione e se un canale non prendeva risintonizzavo tutta la TV. Cercavo telecomandi, andavo proprio al manicomio. Quando l'hanno capito, cominciavano a chiamarmi dalle camere dicendomi: “Puma la televisione non si vede, vieni qui”. Forse sì, ero un po' troppo maniacale.

Hai mai desiderato/apprezzato la donna di un tuo compagno di squadra?
Il mio concetto di vita, che ancora oggi vale e che sto provando ad insegnare a mio figlio è: le donne degli amici sono uomini. Poi capitavano anche fidanzate o mogli molto belle, in particolare mi ricordo quella di Scarnecchia ai tempi della Roma RCB.

Non fossi stato tu, chi saresti voluto essere nel mondo del calcio a 5?
Probabilmente un presidente, nel mondo del calcio a 5 ci sono troppi dirigenti incapaci che pensano a tutto tranne che al bene di questo sport. Al giorno d'oggi, quasi tutti i presidenti, sono dei gestori di risorse, non mettono nulla di tasca loro. Obiettivamente, fare il presidente senza rischiare nulla di proprio, non ha molto senso. In questa maniera si innescano discorsi quali “gli sponsor hanno bucato, non ci sono i soldi...”. Per questo mi sarebbe piaciuto fare il presidente: per una questione morale.

Per cosa, invece, verrai ricordato?
Spero per la persona. Spesso mi sento con i miei ex compagni, alcuni dei quali sono come dei fratelli, come Salvatore Zaffiro. Ma spesso mi sento con Llorente e Sanchez, avversari in Nazionale. La cosa per la quale vorrei essere ricordata, più che per il giocatore e i trofei vinti, è perchè la persona ha lasciato qualcosa a livello umano.

Matteo Santi
 





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