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Caputo-CDM Genova: come una telenovela. "Fra me e Fortuna una vera amicizia"

 30/07/2020 Letto 260 volte

Categoria:    Serie A
Autore:    Redazione
Società:    CDM GENOVA





Lo aveva già preso prima della pandemia da Coronavirus. Presumibilmente se lo terrà anche nella stagione post Covid-19 e sarà alfiere di un CDM Genova che ha formalizzato la domanda di ripescaggio in A e dovrebbe parteciparvi per la seconda annata di fila.
 
L'INTERVISTA Il CDM Genova riprende gli appuntamenti con le interviste con un giocatore che ha fatto, e farà ancora, la storia del futsal: Ricardo Caputo.
 
Ciao Ricardo, tutto bene? Domanda d’obbligo: sappiamo che lì da voi in Brasile la situazione del Covid è ancora molto preoccupante…
"Sì, qui ancora la situazione non è sotto controllo ma, per fortuna, io e la mia famiglia stiamo bene, anche se siamo preoccupati e un po’ stanchi di tutto questo, anche perché ora è molto difficile anche viaggiare".
 
Come hai iniziato a giocare a Futsal? So che nel 2004 sei arrivato ad Augusta, e da allora si sa un po’ tutto, ma prima? Hai sempre giocato a 5 o anche a 11?
"Devo dirti che ho giocato sia a 5 che a 11, una cosa che è abbastanza comune qui da noi in Brasile: ci sono molte squadre che offrono ai ragazzi la possibilità di giocare, fornendo anche borse di studio, in più tendiamo a fare in modo che, a 5, i bambini si divertano giocando molto, a differenza di quanto succede nel calcio a 11, dove in alcune partite magari si toccano 10 palloni in tutto o anche nessuno. Per quanto riguarda la mia carriera a 13 anni ho provato a dedicarmi al calcio a 11, ma non sono riuscito a restare lontano da casa, era troppo dura, condividere una piccola stanza con tanti compagni. Così sono tornato a casa per dedicarmi al futsal, ed è stata la mia fortuna, da allora non ho mai smesso. In Brasile sono rimasto fino al 2004, come dicevi tu, quando ero al Corinthians: avevo ricevuto tante richieste anche dall’Italia, da Augusta e Lazio, ma prima volevo riuscire a laurearmi. Ma per motivi vari legati agli sponsor non ci sono riuscito e ho accettato l’offerta di Augusta, pensando di riuscire poi a prendere la cittadinanza italiana e a dedicare un anno per finire la scuola: in realtà da allora sono passati 16 anni e il legame con l’Italia non si è mai più interrotto".
 
Sei partito con questa nuova avventura genovese ormai mesi fa, ironia della sorte sul campo di quell’Avellino che ti aveva cercato a lungo in fase di mercato, poi il blocco dei campionati ha azzerato tutto: com’è andata?
"La trattativa con Genova è iniziata ad inizio della scorsa stagione, la definisco quasi una telenovela: avevo deciso di prendermi un anno sabbatico dopo lo scudetto con Pesaro, per la nascita di mio figlio, mia moglie era incinta e avevamo deciso insieme che avrebbe partorito in Brasile. Ma con il presidente Matteo Fortuna è nata una vera amicizia, a lui è piaciuto anche il mio progetto per l’Academy, oltre che il mio ruolo di giocatore, e ci siamo messi d’accordo, anche se, come succede spesso in tanti rapporti veri, su alcune cose siamo stati anche in disaccordo".
 
Eccoci all’Academy, come ti vedi con i ragazzi? Speriamo naturalmente di vederti ancora a lungo sui campi, ma è un passo verso un futuro da allenatore?
"Più che come allenatore, mi vedo con un ruolo dirigenziale, a mettere la testa sui progetti per i ragazzi: come detto vorrei fare in modo che, come facciamo qui in Brasile, il calcio a 5 diventi un passaggio necessario e utile per imparare i fondamentali del calcio, giocando tanto, in modo che, crescendo, i ragazzi siano formati e pronti se lo desiderano a passare all’undici".
 
Agli altri ragazzi della rosa ho chiesto di raccontare un episodio o un momento a cui sono calcisticamente legati, una partita, un gol… Difficile chiederlo a te, che di ricordi ne avrai davvero tantissimi…
Sì, davvero ho tanti momenti, gol, partite che mi tornano in mente, ma in particolare l’anno della Champions league vinta con Montesilvano, ricordo la partita giocata in Siberia, ad Ekaterinburg, contro l’MFK Sinara: loro venivano da più di 20 partite vinte ininterrottamente ma li battemmo a casa loro, fu una grande emozione".
 
Redazione C5Live




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