La gratitudine di Lopopolo: "L'impatto con la Serie A? Fortissimo. Ma che emozione viverla col CMB"
Ieri sera, giovedì 19 febbraio '26, mentre eravamo seduti a tavola per la cena, guardavamo le gare delle discipline olimpiche in palinsesto per la serata. Negli intermezzi della partita valevole per l'oro di hockey femminile tra Stati Uniti e Canada, venivano mostrate le immagini di una disciplina simile allo skateboard ma con gli sci e con un half-pipe altissimo. Evoluzioni in aria, praticamente acrobazie volanti. Ci siamo soffermati sulle età delle atlete che si alternavano al cancelletto di partenza (anche se quello è un altro sport, ma ci siamo capiti): 15, 16, 17 anni. Probabilmente con l'emozione della prima Olimpiade, ma, hey, è l'Olimpiade, non la gara interscolastica di calcetto. Inevitabilmente mi è venuta in mente Alessandra Lopopolo e tutte le giovani ragazze che stanno affrontando un percorso come il suo.
17 anni, alla primissima esperienza lontana da casa, dalla famiglia, con tanti chilometri per raggiungere la scuola, pochissimo tempo, tanti sacrifici. Il futsal non è uno sport olimpico, quello femminile non è di pari appetibilità rispetto a quello maschile, eppure, c'è chi sceglie di mettere in ballo tutto e provare ad imparare nuovi passi della sua danza a rimbalzo controllato. Sapendo che forse diventerà un impegno a tempo pieno, o forse sarà una parte importante della propria vita sì, ma non la fonte principale di reddito. Non lo sappiamo, non lo sa nessuno. Ma c'è un fattore comune, determinante, fondamentale, che spinge a continuare e a cercare di migliorare sempre di più: la passione. Quella che da Bisceglie ti porta a Salandra per aggregarti al CMB della Serie A e quello dell'under 19.
"Ho iniziato a giocare a 8 anni a Bisceglie, inizialmente con i maschi - racconta Alessandra Lopopolo-. Mia madre all'inizio era un po' titubante, però non mi ha mai detto di no, mi ha sempre lasciata scegliere, anche quando lei non era d'accordo". Credo che il sostegno della famiglia - il crederci insieme - abbia un valore altissimo nella formazione delle persone che siamo. Costruisce quell'impalcature di sicurezza che ci mantiene anche quando non tutto va come avevamo programmato.
"Ho iniziato a giocare per caso - continua Lopopolo - a casa nè mamma nè papà seguono il calcio. Questa mia passione credo nasca dai miei zii, che sono super tifosi". Eppure mamma e papà Lopopolo, assieme alla sorella anch'essa contagiata dalla passione per il futsal, sono i primi a prendere posto sugli spalti, con tanto di sciarpa, trombetta e pitture facciali. Facendosi una trasferta di 90 minuti solo per esserci ed assistere dal vivo all'esordio della propria bambina in Serie A.
Alessandra inizia vicino casa, nella scuola calcio di Giusy Soldano, un nome che a Bisceglie e nel futsal nazionale ha fatto la storia. "I primi anni eravamo davvero poche - ricorda Lopopolo - e ci allenavamo tutte insieme nonostante avessimo molti anni di differenza. Con il tempo la società è diventata sempre più numerosa e abbiamo iniziato i primi campionati, fino a poter partecipare ai campionati Under 15 prima e Under 19 poi". Da lì, Alessandra si è fatta notare anche a livello nazionale partecipando a due edizioni della Future Cup, la prima della quali con Mister Neri alla guida. Destino? Ed è qui che nasce il germoglio che porterà Alessandra a Salandra, grazie alla conoscenza di Claudia Casiero, giovane poirtiere biancazzurro.
"Devo dire grazie a Claudia se sono qui. Lei è stata la prima a mettermi in testa questa idea che poi ho deciso di assecondare. Ma, più di tutto e ancora una volta, devo ringraziare i miei genitori per avermi sostenuta". L'impatto è stato forte, importante. "Non immaginavo di allenarmi da subito con la prima squadra, è stato come uno scontro fisico, dovuto al fatto che fino all'anno scorso mi allenavo con persone più o meno della mia età e gli allenamenti erano decisamente meno intensi rispetto a quelli che faccio adesso. Per mesi, ma ancora oggi, l'emozione di condividere con queste grandi giocatrici gli allenamenti, la vita di squadra e le trasferte è stata intensissima".
E' un anno di proava, di formazione, forse un crogiuolo. Di certo indimenticabile. "Le situazioni che sto affrontando non sono semplici - dichiara la numero 3 - combinare scuola e allenamenti è molto faticoso, soprattutto per me che sono lontana da casa. Essendo poi una persona che parla poco e molto riservata, è difficile affrontare tutto questo. Tuttavia - auspica Lopopolo - spero che questa esperienza oltre a farmi crescere come giocatrice mi farà crescere come persona. Se me lo chiedi, sì, tornando indietro rifarei la stessa scelta per tutto quello che sto vivendo".
L'esordio in Serie A c'è stato, il campionato Under 19 sta andando avanti, a breve vivrà l'esperienza della sua prima Final Eight e solo il Dio del futal sa di che magia è intrisa la competizione. Ma prima (e prima di volare una settimana a Malta per un progetto scolatico - obbligatorio, va sottolineato n.d.r.) ci sarà l'Altamura della sua migliore amica di quattro, Angelica Cataldo. Due giovani donne in formazione che condividono la stessa passione.
"Affrontiamo una squadra sulla carta più debole di noi - afferma senza nascondersi Lopopolo - ma guai a pensare che sarà una partita facile. Nel calcio e nel futsal, chi parte sfavorito spesso trova motivazioni extra, gioca con più leggerezza e ha tutto da guadagnare. Noi dobbiamo entrare in campo con rispetto, concentrazione e fame, senza farci ingannare dalla classifica o dai pronostici. Se giochiamo unite, restiamo umili e manteniamo alta l’intensità dal primo all’ultimo minuto - conclude - potremo dimostrare il nostro valore".
Federica Lattanzio
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