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Silvia Stuffo, in campo come nella vita: "I valori della Solarity? Inclusione e rispetto prima di tutto"

 27/01/2026 Letto 333 volte

Categoria:    Femminile
Autore:    Redazione
Società:    SOLARITY




Alla Solarity dal primo giorno, anzi “dal giorno zero”, come ama sottolineare. Silvia Stuffo, capitano delle giallonere, sta vivendo la sua decima stagione nel futsal. La decima con la squadra di Talamona, piccolo paese alle porte di Sondrio, rappresentato nel campionato nazionale da una società solida e lungimirante.

“Esserne il capitano è un piacere, oltre che un onore, e penso di cogliere a pieno il valore di questa fascia. Prima di me l’ha indossata Alessandra Martocchi, figura che non ha mai smesso di credere in noi e che rimane molto importante fuori dal campo. A questa squadra, in un modo o nell’altro, si rimane sempre legati”.
Un legame che trova conferma anche nelle storie di chi oggi vive la Solarity da un’altra prospettiva.  “Prendiamo l’esempio di Monica Vauthier o di Annalisa Bigiotti: prima di salire in B hanno smesso di giocare, ma sono diventate vice e presidentessa e la loro presenza è costante. Sono molto felice, nonostante tanti arrivi di livello, di essere stata scelta come capitano, perché per me la Solarity è davvero qualcosa di importante”.

Eppure, non era stato a prima vista. Ma, per spiegarlo, è necessario fare un passo indietro: Silvia inizia a giocare a 5 anni, fino ai 14 fa parte della squadra maschile della Talamonese, poi passa alla Pontese femminile. Lì rimane per 4 stagioni, poi la chiamata di Marco Ciliento - già suo ex allenatore - che le chiede di aggregarsi ad un progetto appena nato: quello della Solarity, per l’appunto.
“Sinceramente - racconta - mi aspettavo un’altra squadra maschile, ho sempre avuto più amici che amiche. All’inizio mi sentivo un po’ spaesata, poi sono riuscita a stringere bei legami: io e le cugine Ilaria Meraviglia e Giulia Tarabini siamo il trio di base, il più longevo, ma un po’ alla volta si è creato un bellissimo gruppo”.

“Quel che sei nel futsal, sei nella vita. E viceversa”. Le parole di mister Craperi sono diventate anche le sue. “Mi piace tantissimo la capacità intellettuale che abbiamo di accogliere e includere: la compagna, per quanto forte sia, non è mai vista come un ostacolo al tuo minutaggio in campo, ma come stimolo. Se tu puoi dare 5 e vedi qualcuno dare 10, il suo esempio ti spingerà a dare di più. E questo fa crescere tutte. In secondo luogo, siamo persone che si rispettano a vicenda e rispettano il mister. Il confronto non manca, ma non sfocia mai nel conflitto: siamo una squadra, certo, ma prima di tutto siamo una famiglia che trascorre insieme anche gran parte del suo tempo libero”.

Ed è proprio questa unione, costruita giorno dopo giorno, ad aver fatto la differenza nella rimonta contro il Cus Cagliari.
“Dopo soli 54” eravamo già sotto. In realtà, eravamo noi a fare il gioco, ma alla conclusione arrivavano loro. Poi c’è stato il time out e siamo tornate in campo con la giusta testa: non è stato facile, ma siamo state brave a trasmetterci fiducia a vicenda. Tytova, Bisognin, Dimaria, ma anche Cecconi con le sue parate o Codazzi, una 2008 capace di giocate incredibili: tutte hanno dato il massimo e alla fine siamo riuscite a prendere il largo”.

Secondo anno di Serie B e la strada da seguire è chiara. “Va alzata l’asticella. Se l’anno scorso siamo uscite al primo turno dei playoff, ci piacerebbe andare più avanti. È vero che ogni gara ha una storia a sé, ma noi sappiamo di poter contare su una tifoseria speciale: i parenti chiamano gli amici, gli amici ne chiamano altri e, alla fine del passaparola, abbiamo sempre la fortuna di vedere spalti pieni. Anche in trasferta non cambia poi tanto: l’ultima volta sul campo della Top Five, sembrava di giocare in casa, c’erano più gialloneri che tifosi locali. Il cammino è difficile, ma - chiosa Stuffo - con loro al nostro fianco avremo una marcia in più”.


Foto: Annalisa Bigiotti
Anita Ferrante





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