Da giocatrice a vice-allenatrice della Virtus Cap San Michele, Ricco: "Questa società è unica"
Praticamente impossibile separarsi da una società come la Virtus Cap San Michele. E a dimostrarlo è Carmela Ricco, prima giocatrice biancazzurra e poi - dopo aver appeso gli scarpini al chiodo sulla cresta dell’onda, con la vittoria della Coppa Italia di A2 - vice-allenatrice, al fianco di Giancarlo Berardi.
“Se è stato difficile smettere di giocare? Pur amando alla follia questo sport - giuro che rifarei tutto da capo - con mia grande meraviglia, non ho sofferto come avrei immaginato. Ho scelto con serenità e consapevolezza. È bellissimo vedere la Virtus correre in campo su ogni pallone, ma ora sento che il mio posto è nell’area tecnica, dove c’è sicuramente qualche onere in più, ma condiviso con persone meravigliose che conosco ormai da tanti anni”.
Un passaggio quindi molto naturale.
“Com’è nata l’idea del mio ruolo? Perché si tratta del San Michele - risponde sicura -, non avrei intrapreso questo percorso in nessun altro posto. Perché qui posso crescere dal punto di vista personale e professionale. Alla fine di ogni stagione, la domanda del mio rinnovo neanche si pone, non è mai stata oggetto di discussione: Marzia Sapone inizia a parlare di progetti futuri e il coinvolgimento è automatico. Funziona così, quando c’è stima reciproca”.
E quando si vede il futsal alla stessa maniera. “Mi rendo conto che questa società sia un caso unico in tutto il panorama: ci sono solo ragazze del posto, che lavorano 8 ore, poi si allenano e giocano. E al momento sono prime in classifica. Sai una cosa? Anche se pochi addetti ai lavori sarebbero d’accordo con me, io ci avrei scommesso sin dall’inizio. Conosco il progetto, lo staff e le giocatrici: stiamo provando a fare il nostro, con tutto l’impegno possibile, e so che quel punticino in più rispetto alla seconda è assolutamente meritato. Ma dobbiamo difenderlo fino alla fine”.
Senza porsi obiettivi specifici, ma anche senza limiti. “Lo “status” dice purtroppo che siamo dilettanti, eppure le nostre sono professioniste a tutti gli effetti. E, come tali, aspirano al meglio: io dico play-off, la qualità degli investimenti fatti in estate ci permette sicuramente di pensare con serenità al futuro”.
Anita Ferrante
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